Come nasce un’idea?

Come nascono le idee? Abbiamo dedicato due giorni a cercare di rispondere a questa domanda, insieme a dodici persone.

L’unica cosa da portare da casa era un atteggiamento: essere gentili, essere curiosi. Abbiamo chiesto loro di prendersi del tempo e mettersi in gioco in una situazione inaspettata: una villa a Venezia affacciata sulla laguna, una mattina calda di giugno, una busta da aprire, un modellino da costruire, alcune domande da condividere. Poche regole: ci si dà del “tu”, e per una volta niente titoli, job description, ruoli.

Non è stato un corso, né un team building. Non c’erano obiettivi da raggiungere, prodotti da realizzare, né giudizi da dare. È stato un esperimento.

STORTO È MEGLIO

Dopo un caffè nel giardino e le prime presentazioni ci siamo seduti intorno a una vasca vuota tra gli alberi, un piccolo anfiteatro con al centro una semplice colonna. L’asse della vasca non è perfettamente allineato con la villa. Un’imperfezione che a molti è sfuggita, ma che pareva fatta apposta per il lavoro che stavamo per fare: un modo involontario per ricordare che l’originalità, spesso, è questione di disallineamento.

Ogni partecipante aveva ricevuto una busta con il proprio nome. All’interno una frase indirizzata a loro:

C’era una volta un bambino di nome…una mattina ebbe un’idea

Nient’altro. Nessuna istruzione, nessuna consegna.

Dopo aver aperto le buste, abbiamo chiesto a tutti di raccontare, con semplicità, una cosa concreta: come funziona oggi il loro processo creativo. Da dove si parte? Cosa succede quando cominciano a pensare a un’idea? Abbiamo fatto un primo giro di condivisioni. Nessuno doveva sentirsi forzato a rispondere, ma tutti hanno partecipato. Sono emersi approcci molto diversi.

C’è stato chi, come Lucio, ha posto l’attenzione sul coraggio, la coerenza e l’ascolto come condizioni per generare qualcosa di autentico, e chi, come Viviana, trova linfa nella capacità di osservare altri mercati, situazioni distanti dal proprio habitat abituale per innescare piccole rivoluzioni.

Andrea ha fatto notare come il tema della verifica sia importante: l’idea nasce dalla relazione, ma va sempre testata. Agnese ha condiviso come, in un lavoro non scelto, abbia trovato uno spazio personale e creativo nel legno. Simone, invece, ci ha ricordato che anche le parti gestionali e amministrative possono essere luoghi di creatività, se si lavora insieme.

Altri, come Roberto, Diego o Pietro, hanno evidenziato il valore di riprendere ciò che già esiste e trasformarlo. Mentre Francesca ha colpito tutti con una frase inaspettata: “Il rispetto che vedo in alcuni miei colleghi operai verso le macchine è un gesto creativo”.

Nessuno si è definito creativo. Ma tutti hanno offerto, in modo diverso, una risposta possibile alla domanda iniziale.

IL LABORATORIO CON MATTEO

Subito dopo siamo entrati in Villa e passati al laboratorio vero e proprio. Dopo l’introduzione di Matteo Di Ciommo, ogni partecipante ha scelto una base di legno, alcuni materiali e nessuna istruzione. Solo una domanda implicita: cosa succede quando costruiamo un’idea con le mani?

Le risposte sono arrivate in forme diverse. C’era chi partiva da un’immagine precisa e chi da un’intuizione vaga. Qualcuno ha disegnato prima di costruire, qualcun altro ha scritto, altri hanno cominciato senza pensarci troppo, seguendo il gesto e facendosi trasportare dal materiale.

Diego ha seguito l’istinto e la deformazione professionale: ha disegnato una lampada, che poteva anche essere un tempio o un barbecue, trasformando i materiali in un oggetto di design. Antonio, ispirato dal testo iniziale sul “bambino che ebbe un’idea”, ha realizzato una casetta sull’albero, fragile ma in equilibrio, come un gioco sospeso tra memoria e intuizione.

Roberto ha cominciato dal caos. Prima di trovare un ordine, ha bisogno di creare disordine: lo ha fatto nel giardino, osservando gli elementi presenti e seguendo un processo tutto suo.

Simone ha costruito due livelli: la famiglia d’origine e quella che ha scelto. Alla base, tre viti instabili ricordavano che ogni equilibrio è temporaneo.

Viviana ha evocato un mondo futuro in cui si torna al legno, alla materia naturale, costruendo un ambiente insieme contemplativo e produttivo.

Elena ha portato Venezia nel vento: il blu iniziale, le forme irregolari, le sensazioni che emergono solo quando ci si lascia guidare dal gesto, in una sorta di trance meditativa, per poi passare per strati sovrapposti fino a un nero totale.

Lucio è partito da un testo. Per lui ogni idea nasce da una narrazione, da un’immagine mentale che cerca forma. Ha pensato a Venezia e, in contrapposizione alla sua orizzontalità, ha immaginato una costruzione verticale. La sua struttura racconta una comunità fatta di singolarità imperfette: angoli smussati, schegge impreviste, soggetti non identici ma capaci di stare insieme.

Agnese ha lasciato che fosse il materiale a suggerire la forma: ha immaginato un triclinio rilassato, una stanza solo sua da contemplare dal basso, uno spazio lento e personale.

Pietro ha esplorato l’ottagono e la simmetria, lavorando su contrasti cromatici e forme ispirate alla colonna vista poco prima nella vasca in giardino.

Andrea ha trasformato l’idea in una piccola camera oscura, uno spazio da cui guardare la realtà che c’è fuori. Francesca ha progettato una casa aperta, senza tetto, in cui gli alberi potessero entrare: una struttura abitata da chi è disposto ad aprirsi.

Cesare ha lavorato su di sé: la casa come corpo, fatta di strati, pezzi, identità in trasformazione. Il tetto era solo un mattone sospeso, a indicare che siamo tutti lavori in corso.

Non era importante la qualità estetica del risultato, piuttosto la possibilità di fermarsi, osservare e dire: questo, in qualche modo, mi somiglia.

LA SERA IN GIARDINO

Poi è arrivata la disconnessione: un momento dedicato a sé, in silenzio. Nessun telefono, nessun compito da svolgere. Solo una pausa reale. Una rarità.

A fine giornata abbiamo aperto il cerchio con il pubblico. Abbiamo usato le domande per creare una connessione inconsapevole: ci si alzava o sedeva a seconda della propria risposta, visualizzando differenze e affinità.

Angelo Micheli è stato nostro ospite nella lecture della sera. Architetto, direttore dello studio AMDL CIRCLE, ha condiviso riflessioni che hanno attraversato la materia, la luce, il disegno e l’educazione.

Abbiamo introdotto Angelo partendo non dal suo curriculum, ma da ciò che rappresenta: un ponte tra progetto e pensiero. Una voce che ci ricorda che l’architettura (come la creatività) non è solo forma, ma anche responsabilità.

Alla fine della cena ci siamo regalati una copia del Cantico dei Materiali. Un piccolo testo, intenso e fisico, nato dal lavoro e dall’esperienza di Angelo Micheli e stampato in edizione limitata. Perché il modo in cui trattiamo i materiali racconta molto di noi.

UN’ALTRA MATTINA

Dormire cambia le idee. O almeno le sedimenta.

Il giorno dopo siamo tornati a lavorare sui modellini. Alcuni hanno modificato parti del proprio lavoro, altri si sono lasciati andare a intuizioni nuove. Il clima era più rilassato, più complice.

Abbiamo chiuso con un altro momento collettivo: tutti abbiamo ricevuto in regalo il libro Un’idea di Hervé Tullet. Il regalo era lo stesso per tutti, ma come per la lettera del mattino precedente sono gli occhi di chi guarda a essere diversi.
Abbiamo scritto una dedica a mano per un’altra persona che aveva condiviso questa esperienza con noi e poi lo abbiamo lasciato andare al caso. Così quello che alla fine ci è rimasto in mano era un regalo unico.

Quel libro non spiega nulla. Ma indica una possibilità.

COSA CI RESTA

Alla fine, quello che resta non è tanto l’oggetto costruito, ma la possibilità di pensare a un’idea senza paletti, senza input, solo facendo muovere le mani. E, ancora di più, il gesto di ascoltare quello che gli altri hanno da dire, senza pretesa di risposte.

Dopo due giorni, una cosa l’abbiamo capita: le idee, spesso, non si trovano. Si costruiscono. Un pezzo alla volta.

Lo rifaremo. Diverso, ovviamente.

Grazie a Agnese, Andrea, Angelo, Antonio, Cecilia, Cesare, Diego, Elena, Francesca, Francesco, Giacomo, Matteo, Lisa, Livia, Lucio, Pietro, Roberto, Simone, Valentina, Vittoria, Viviana.