Tra sogno e realtà: intervista a Eleonora Rinaldi

In occasione della sua mostra personale a Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, l’artista Eleonora Rinaldi terrà all’UIA un workshop per entrare dentro il suo lavoro. Partendo da un’opera vera, la serie Little Birds, i partecipanti potranno vedere da vicino come disegno e colore si parlano, si rincorrono, si trasformano.

Eleonora Rinaldi vive e lavora a Parigi. Dopo la laurea triennale in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2020, e nel 2023 ha conseguito la laurea magistrale all’Accademia di Belle Arti di Venezia. In questa intervista, ci racconta il suo processo creativo, la vulnerabilità che lo accompagna e la continua evoluzione che comporta.

Solitamente per un artista il processo creativo è un momento personale e intimo: come ti senti a condividere il tuo con gli studenti dell’UIA?

È vero, il processo artistico è qualcosa di molto intimo e silenzioso, perciò è sempre complesso trovare le parole per raccontarlo. Ciononostante, l’occasione di parlarne in contesti come questi, per me si rivela sempre una grande opportunità di apprendimento, nonché di arricchimento personale. Lo scambio di pensieri e opinioni, l’ascolto di punti di vista diversi dal mio e le domande, per me si dimostrano punti di partenza per riflessioni che a volte portano all’individuazione di veri e propri nodi, a livello tecnico e concettuale. Mi è capitato di tenere delle piccole lecture in passato alla Boston University e sono state esperienze di condivisione bellissime. Sono sicura che questo workshop non sarà da meno.

Qual è il consiglio che avresti voluto ricevere da studentessa e che vorresti condividere con chi sta ancora studiando?

 Quando studiavo facevo molta fatica a trovare il modo di aprirmi e condividere con chi mi stava intorno il mio lavoro. Avevo paura delle critiche, perché la mia autocritica interiore era la più accanita di tutte e sapevo di non aver ancora raggiunto una forma accettabile di ricerca. So che tanti artisti giovani si sentono così: si ha paura di esporsi, si è fragili, molto sensibili e si teme che qualcuno possa dirti che non ce la farai mai perché non hai le carte giuste, allora un po’ ti nascondi e cerchi di migliorare da solo.   Ma non esiste evoluzione senza ascolto e condivisione. Spesso le persone che ci sono vicine vivono le stesse nostre situazioni, provano le stesse paure: è importante trovare altri artisti con cui crescere insieme e rendersi così conto che per quanto la strada sia difficile, non si è soli.

 Durante il workshop analizzerete Little Birds, una serie di quadri della stessa dimensione che ripropongono il medesimo soggetto: perché è importante tornare più volte sulla stessa figura?

 Little Birds nasce da un disegno, fatto in un tempo in cui non riuscivo a dipingere. Quando ho dei blocchi con la pittura, il disegno è sempre la soluzione: è più familiare, più intimo ed è la miglior forma di studio e conoscenza. Se riesco a ritrovare il mio segno disegnando, poi è come una chiave e tutto sembra riassumere un ordine, anche con la pittura. Avevo quindi questo disegno — che per me racchiude uno struggente concetto di fragilità — e mi comunicava molte cose, sentivo che lo potevo utilizzare più volte, non una sola. In più c’è da dire che nel mio lavoro due sono i capisaldi: il disegno e la ricerca cromatica. Dunque, avevo un disegno forte e ho deciso di utilizzarlo come base per sviluppare uno studio sul colore che cambiasse ad ogni versione. Ad oggi gli uccellini sono cinque, ma visto che ancora sento che il disegno non si è esaurito, credo che ne farò altri.

È importante — anche se non necessario — tornare più volte sullo stesso soggetto, perché regala la possibilità di interfacciarsi con problemi simili, in fasi di esperienza ed evoluzione diverse. Voglio dire che ogni quadro insegna molte cose e che alla fine di un dipinto non si è mai più gli stessi di prima: mettersi nella situazione, quindi, di ritornare su uno stesso lavoro (anche se con delle varianti) può essere un approccio molto interessante.

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