Melissa McGill: la mia “Marea”

di Melissa McGill

Ritorno a Venezia con un progetto che sento profondamente. Fin dal mio primo arrivo, nel 1991, Corte Nova nel sestiere di Castello, mi ha colpita e incuriosita, perché oltre a essere molto pittoresca l’ho sempre pensata come un posto ancora autentico. Negli anni ho osservato da vicino le trasformazioni che attraversano Venezia, mentre perde alcuni tratti della sua identità; eppure, la vista dei panni stesi ad asciugare mi ha sempre restituito speranza: un segno semplice ma potente di vita e resilienza.

Da qui nasce una domanda che ha guidato il mio lavoro: come può l’arte attivare, celebrare e rendere visibile la vitalità della comunità veneziana, aprendo allo stesso tempo una riflessione più ampia, che riguarda non solo Venezia ma le comunità di tutto il mondo? Marea prende forma proprio da un incontro autentico con chi Venezia la vive ogni giorno.

Quando ho iniziato a immaginare un intervento in Corte Nova, non desideravo semplicemente realizzare un’opera, ma costruire – come in tutti i miei progetti – una collaborazione reale e partecipata. Il tema delle città d’acqua, che tratto in tutti i miei lavori, si intreccia così alle voci dei residenti. Tra i fili del bucato sospesi e le storie custodite nelle calli, ho incontrato una comunità resistente e consapevole, capace di custodire la propria identità nonostante le profonde trasformazioni della città.

Marea nasce da questo dialogo. Le lenzuola dipinte, stese sulle tradizionali tagge, non sono soltanto elementi visivi: diventano frammenti di memoria, gesti collettivi, tracce di conversazioni, emozioni e vissuti condivisi. Ogni telo porta con sé una storia, un legame con l’acqua, con la casa, con il tempo. Insieme, questi tessuti si muovono come onde, dando vita a una marea simbolica che restituisce la complessità e la vitalità della comunità. Il loro movimento è anche una metafora della nostra interconnessione con l’acqua: un respiro condiviso con la vita e con l’anima del luogo.

Oggi Venezia è attraversata da tensioni profonde: il turismo di massa, il cambiamento climatico, la progressiva perdita di una dimensione quotidiana autentica. Con Marea cerco di aprire uno spazio di riflessione e connessione, in cui l’arte possa diventare un vettore di cambiamento. Desidero rendere visibile quella rete invisibile fatta di relazioni, cura e appartenenza che tiene viva la città.

In questo percorso, Marea si apre alla collaborazione con UIA – Università Internazionale dell’Arte, un’importante realtà locale dedicata alla formazione e alla ricerca culturale a Venezia, con cui condivido l’idea di un’arte che nasce dall’ascolto e dalla partecipazione. Uno scambio in cui il gesto creativo diventa esperienza condivisa e occasione di restituzione alla comunità.

C’è un momento, quando il vento attraversa la corte e solleva i teli, in cui tutto sembra respirare insieme: le case, l’acqua, le persone. È in quel movimento che riconosco il senso più profondo del progetto: una comunità che, pur fragile, continua a esistere, a raccontarsi, a resistere.

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